Due uomini in un capannone si guardano. Uno dei due tiene in mano una cartella portadocumenti gialla. Immagine simbolica per la mora nell’accettazione.

Mora nell’accettazione del datore di lavoro: diritti e doveri per dipendenti e datori di lavoro

Definizione e basi giuridiche della mora nell’accettazione

Ci si presenta puntuali al lavoro, ma un importante macchinario o software è fuori uso. Per il momento non è possibile svolgere la propria attività professionale. Si ha comunque diritto al salario? Bisogna recuperare il tempo perso? Qui sono riportati i diritti e i doveri dei datori di lavoro nonché del personale in caso di mora nell’accettazione.

  • Tempo di lettura: 6 minuti
  • Ultimo aggiornamento: aprile 2026
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Mora nell’accettazione del datore di lavoro: definizione e situazione giuridica

Si parla di mora nell’accettazione quando il datore di lavoro non accetta la prestazione lavorativa offerta da una dipendente sebbene questa sia disposta e in grado di svolgere il lavoro concordato contrattualmente. Ciò può accadere sia intenzionalmente sia involontariamente, ad esempio quando il datore di lavoro non mette a disposizione gli strumenti di lavoro necessari oppure il lavoro viene impedito da interruzioni operative. In questi casi, tuttavia, il datore di lavoro è tenuto a pagare l’intero salario anche se il lavoro non è stato svolto.

Mora nell’accettazione nel diritto del lavoro

Il diritto del lavoro svizzero (articolo 324 CO) sancisce che, anche se non accetta la prestazione di lavoro del dipendente, la datrice di lavoro è tenuta a pagare l’intero salario fintanto che questa persona è disposta a lavorare. Ciò significa che il dipendente deve mostrare la propria disponibilità arrivando puntuale al lavoro oppure informando in merito la datrice di lavoro in modo comprovabile (idealmente per iscritto). Le regole sull'accettazione tardiva si applicano anche in caso di dispensa, ossia quando il dipendente viene espressamente informato di essere esonerato dal lavoro, nel qual caso viene meno l'obbligo di comunicare la disponibilità al lavoro. Per motivi di prova, l'esonero deve essere registrato per iscritto.

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Esempi di mora nell’accettazione del datore di lavoro

Nella prassi ci sono tante forme di mora nell’accettazione. Qui sono riportati alcuni esempi. Importante: in tutti questi esempi il datore di lavoro continua a essere tenuto al pagamento del salario nonostante la mancanza della prestazione lavorativa fintanto che la dipendente o il dipendente può provare che era disposta o disposto a lavorare.

Il datore di lavoro decide di non accettare la prestazione lavorativa di una dipendente. Ad esempio, una dipendente lavora nel reparto produttivo di una fabbrica. Come al solito arriva puntuale al momento del suo turno, ma il superiore le comunica che a causa di un errore nella pianificazione non è necessario che lavori quel giorno e che deve tornare a casa. La dipendente continua a offrire la sua prestazione lavorativa, ma il datore di lavoro rifiuta.

Il datore di lavoro è tenuto a creare tutte le condizioni necessarie perché il dipendente possa svolgere il suo lavoro. Vi rientrano la predisposizione degli strumenti di lavoro, come attrezzi, computer o materiali nonché l’accesso ai sistemi o software rilevanti. Se, ad esempio, una collaboratrice del reparto IT arriva in ufficio ma non ha i diritti di accesso a programmi o reti importanti e pertanto non può lavorare, sussiste una mora nell’accettazione e il datore di lavoro deve pagare come di consueto il salario per queste ore o questi giorni.

Se problemi aziendali quali difetti tecnici o difficoltà a livello di fornitura rendono impossibile il lavoro, il datore di lavoro deve assumersi il rispettivo rischio. Se, ad esempio, un macchinario di un impianto di produzione si blocca e il dipendente non può svolgere il suo lavoro, si verifica un caso di applicazione della mora nell’accettazione.

La datrice o il datore di lavoro può esonerare dall’obbligo di lavorare una dipendente o un dipendente. Ciò accade spesso dopo una disdetta del rapporto di lavoro, mentre il termine di disdetta è ancora in corso. Sebbene la dipendente o il dipendente non presti alcun lavoro, ha diritto all’intero salario. Questo è un caso applicativo frequente di mora nell’accettazione.

Se la datrice o il datore di lavoro deve chiudere l’azienda, ad esempio, a causa di una prescrizione dell’ispettorato delle derrate alimentari oppure di una catastrofe naturale, si assume il cosiddetto rischio d’esercizio. Anche in questi casi sussiste una mora nell’accettazione.

Mora nell’accettazione per i dipendenti: diritti e doveri

In caso di mora nell’accettazione, le dipendenti e i dipendenti hanno diritto alla continuazione del pagamento del salario concordato anche se non svolgono il proprio lavoro. Presupposto è sempre che si offrano di lavorare in modo comprovato o, nel caso di un esonero dall’obbligo di lavorare, che possano dimostrare tale esonero. In questo caso le ore negative non imputabili alla dipendente o al dipendente non devono essere recuperate. Si tiene conto inoltre di altri eventuali redditi della dipendente o del dipendente nonché dei risparmi potenziali risultanti dalla mora nell’accettazione.

Onere della prova in caso di mora nell’accettazione

Affinché in caso di mora nell’accettazione le dipendenti e i dipendenti possano far valere il diritto al salario, devono offrire il loro lavoro. Nell’evenienza di una controversia, la dipendente o il dipendente deve poter dimostrare quanto detto, pertanto è consigliabile comunicare per iscritto la propria disponibilità a lavorare (lettera modello disponibile in basso) o, in caso di esonero dall’obbligo di lavorare, farsi confermare il tutto per iscritto.

Recuperare le ore negative non imputabili?

Le ore negative non imputabili alla dipendente o del dipendente si verificano quando la persona lavora meno di quanto previsto dal contratto senza averne colpa alcuna, ad esempio per mora nell’accettazione da parte del datore di lavoro. Il datore di lavoro non può conteggiare a posteriori queste ore negative o pretendere che vengano recuperate in un secondo momento.

Imputazione di altri guadagni e risparmi in caso di mora nell’accettazione

In caso di mora nell’accettazione le dipendenti e i dipendenti hanno diritto al salario concordato contrattualmente. Se durante la mora nell’accettazione le dipendenti e i dipendenti si dedicano a un’altra attività lucrativa e realizzano dei proventi, il datore di lavoro può dedurli dal salario. Il datore di lavoro è poi tenuto a pagare solo la differenza rispetto al salario concordato contrattualmente. Potrebbe trattarsi del caso in cui, d’intesa con il datore di lavoro, una persona esonerata dall’obbligo di lavorare nel corso del termine di disdetta inizi un nuovo lavoro già durante questo periodo. Anche le spese evitate (come quelle di viaggio o per l’alloggio) che altrimenti risulterebbero devono essere messe in conto.

Offrire la prestazione lavorativa in caso di mora nell’accettazione: modello di lettera per dipendenti

Se una dipendente o un dipendente è interessata o interessato dalla mora nell’accettazione raccomandiamo di mettere per iscritto la propria disponibilità a lavorare. Questa documentazione serve da prova nel caso di controversie dovute al rifiuto dell’accettazione. Qui è disponibile un modello di lettera.

Domande e risposte

Dubbi sulla mora nell’accettazione? Qui rispondiamo alle domande più frequenti.

La mora nell’accettazione sussiste quando il datore di lavoro non accetta il lavoro di una dipendente o di un dipendente sebbene questa persona sia disposta a lavorare. Un esempio è rappresentato dal caso in cui i macchinari si blocchino o manchino importanti materiali di lavoro.

Sì, il datore di lavoro è tenuto a pagare l’intero salario anche in caso di mora nell’accettazione fintanto che la dipendente o il dipendente possa dimostrare di essere disponibile a prestare il suo lavoro.

Le dipendenti e i dipendenti dovrebbero offrire la propria prestazione di lavoro per iscritto oppure provare la loro disponibilitĂ  a lavorare presentandosi sul posto di lavoro.

Se le dipendenti e i dipendenti intraprendono un’altra attività durante la mora nell’accettazione, il datore di lavoro può dedurre il guadagno conseguito dal salario.

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